A partire dal 2026, i nuovi buoni pasto a 10 euro rappresenteranno una misura significativa di sostegno al potere d’acquisto dei lavoratori italiani. La soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici aumenterà dagli attuali 8 euro a 10 euro al giorno, una modifica introdotta nella legge di bilancio 2026 approvata dal Governo nel mese di ottobre 2025. Questa riforma interesserà circa 3,5 milioni di lavoratori dipendenti in Italia, generando un vantaggio economico fino a 500 euro annui per ciascuno. La misura mira a contrastare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione, adeguando il valore del beneficio al costo reale di un pasto fuori casa, che negli ultimi anni ha subito incrementi significativi. Lo Stato investirà tra i 75 e i 90 milioni di euro, con la prospettiva di recuperare questa cifra attraverso le maggiori entrate fiscali indirette legate all’aumento dei consumi alimentari e dei servizi di ristorazione.
Che cosa sono i buoni pasto e come cambiano dal 2026
I buoni pasto costituiscono una forma diffusa di welfare aziendale che permette ai datori di lavoro di erogare ai propri dipendenti un beneficio in natura, sostituendo il servizio di mensa aziendale. Si tratta di titoli, disponibili sia in formato cartaceo che elettronico, che consentono ai lavoratori di acquistare pasti presso esercizi convenzionati. La rete di attori coinvolti nel settore è ampia: in Italia operano 250 mila aziende e 170 mila esercizi commerciali convenzionati, tra bar, ristoranti e gastronomie, che accettano questi buoni come metodo di pagamento.
La definizione normativa e il ruolo dello Stato
Secondo la normativa vigente, il buono pasto è definito come un documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che attribuisce al titolare il diritto di ottenere un servizio sostitutivo di mensa per un importo pari al valore facciale del titolo. La disciplina è regolamentata dall’art. 51, comma 2, lettera c) del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR) e da decreti ministeriali specifici. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti attraverso risoluzioni e principi di diritto, precisando che la soglia di esenzione deve essere verificata in base al valore nominale del buono, indipendentemente dal numero di titoli utilizzati nell’arco della giornata. Questa precisazione è fondamentale per comprendere come il beneficio fiscale viene calcolato e applicato.
I numeri del settore dei buoni pasto
La diffusione dei buoni pasto in Italia è notevole. Circa 3,5 milioni di lavoratori dipendenti beneficiano di questa forma di welfare aziendale, di cui 2,8 milioni nel settore privato e 700 mila nel pubblico impiego. Questo significa che la popolazione interessata dalla riforma è estremamente ampia, rendendo la modifica un intervento di sostanza economica rilevante. Un lavoratore medio utilizza circa 220 buoni pasto all’anno, il che significa che il beneficio annuale complessivo è tutt’altro che trascurabile per il bilancio familiare.
L’aumento della soglia da 8 a 10 euro per i buoni pasto elettronici
La legge di bilancio 2026, approvata dal Governo Meloni a ottobre 2025, introduce una modifica all’articolo 5 del disegno di legge, che innalza la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno. Questa modifica rappresenta il riconoscimento di una realtà economica oggettiva: il costo medio di un pasto consumato fuori casa, presso bar o ristoranti durante la pausa pranzo, si attesta oggi tra 10 e 12 euro, rendendo la precedente soglia di 8 euro insufficiente a coprire completamente questa spesa.
Razionale della scelta: adeguamento al costo reale
La decisione di innalzare il limite a 10 euro risponde a una logica di adeguamento del beneficio fiscale al costo reale di un pasto, considerando gli effetti dell’inflazione degli ultimi anni. La proposta iniziale era stata avanzata dalla senatrice Paola Mancini, membro di Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di supportare il potere d’acquisto delle famiglie italiane in un contesto di crescente difficoltà economica. I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno acccolto questa proposta, ritenendola coerente con le priorità del Governo di sostenere i lavoratori dipendenti e le loro famiglie.
Permanenza del limite per i buoni cartacei
Una scelta importante della riforma riguarda il mantenimento della soglia di esenzione a 4 euro per i buoni pasto cartacei, senza alcun incremento. Questa decisione conferma la volontà del legislatore di favorire la digitalizzazione dei pagamenti e della gestione amministrativa dei buoni. Il sistema elettronico, infatti, presenta vantaggi significativi in termini di tracciabilità, facilità di gestione e riduzione dei costi amministrativi per le aziende. La scelta di mantenere i buoni cartacei a una soglia inferiore costituisce un incentivo implicito a migrare verso il formato digitale, in linea con le priorità generali di modernizzazione della pubblica amministrazione e del sistema economico italiano.
I vantaggi economici per i lavoratori
La modifica normativa comporta vantaggi economici concreti e misurabili per i lavoratori dipendenti. Chi usufruisce regolarmente dei buoni pasto avrà la possibilità di beneficiare di un importo completamente esente da tassazione più elevato rispetto al passato, tradotto in un guadagno netto sulla propria busta paga e nel proprio patrimonio disponibile.
Il calcolo del beneficio annuale
Un lavoratore medio che utilizza 220 buoni pasto all’anno conseguirà un vantaggio netto complessivo di 440-500 euro annui con la nuova soglia di 10 euro, rispetto ai benefici derivanti dalla precedente soglia di 8 euro. In termini percentuali, questo rappresenta un incremento del 25% rispetto al precedente livello di esenzione. Il valore annuale lordo complessivo del beneficio sale da 1.760 euro (con l’attuale tetto di 8 euro) a 2.200 euro, completamente esente da imposte sul reddito (IRPEF) e da contributi previdenziali. Si tratta, di fatto, di un bonus annuale non tassato che viene erogato in modo distribuito nel corso dei dodici mesi, insieme agli altri elementi della retribuzione.
Effetti sulla busta paga e sul potere d’acquisto
Il beneficio si traduce in un aumento effettivo del potere d’acquisto dei lavoratori, poiché il valore del buono non concorre alla formazione della base imponibile per il calcolo delle imposte dirette. Questo significa che il lavoratore non deve pagare IRPEF su questa porzione di reddito, con una aliquota che varia generalmente tra il 23% e il 43% a seconda del livello reddituale complessivo. Inoltre, non sono dovuti contributi previdenziali e assistenziali su questo importo, generando un ulteriore beneficio. Per una persona con aliquota marginale del 35%, il vantaggio fiscale diretto è di circa 175 euro annui, cui si aggiungono i contributi sociali non pagati.
Importanza per il sostegno del reddito familiare
In un contesto di pressione inflazionistica e aumento del costo della vita, questo beneficio rappresenta un supporto concreto alle famiglie dei lavoratori dipendenti. La misura si inserisce nell’ambito delle priorità del Governo Meloni di sostegno al potere d’acquisto, insieme ad altre misure previste nella legge di bilancio 2026. Per i lavoratori con stipendi medio-bassi, questo incremento può rappresentare un contributo significativo al bilancio mensile della famiglia, facilitando la gestione delle spese alimentari e riducendo la pressione sulle risorse disponibili per altre necessità.
Come cambia la fiscalità e i benefici tributari
La modifica normativa impatta direttamente sulla tassazione personale dei lavoratori e sulla deducibilità delle spese per le aziende. L’esenzione fiscale rappresenta un beneficio significativo sia per il dipendente che, indirettamente, per l’azienda che può contare su una misura di welfare azzerate dall’imposizione fiscale.
L’esenzione dalla base imponibile IRPEF
Le prestazioni sostitutive della somministrazione di vitto rimangono escluse dalla formazione della base imponibile ai fini IRPEF fino al nuovo limite giornaliero di 10 euro (nel caso di buoni elettronici). Questo significa che il lavoratore non dichiara questa somma nella sua dichiarazione dei redditi e non paga alcuna imposta su di essa. La modifica all’articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR stabilisce formalmente questa esenzione, che rimane in vigore a condizione che il buono pasto sia effettivamente utilizzato presso esercizi convenzionati e per il consumo di pasti.
Implicazioni per la contribuzione previdenziale
Oltre all’esenzione IRPEF, il valore del buono pasto non concorre alla formazione della base di calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali. Questo significa che il dipendente non versa contributi INPS su questo importo, così come non li versa l’azienda come contributi datoriali. Si tratta di un vantaggio duplice: il lavoratore riceve un beneficio netto più elevato, e l’azienda risparmia sui contributi che normalmente dovrebbe versare su questa porzione di retribuzione. Questo elemento contribuisce a rendere i buoni pasto una forma di welfare particolarmente vantaggiosa rispetto ad altre forme di remunerazione.
Il costo per lo Stato e il recupero delle entrate fiscali
L’ISTAT e gli analisti economici hanno stimato che il costo per lo Stato di questa misura è compreso tra 75 e 90 milioni di euro all’anno in termini di minori entrate fiscali dirette. Tuttavia, questa valutazione non tiene pienamente conto dei benefici indiretti. L’aumento della soglia di esenzione, infatti, dovrebbe stimolare i consumi alimentari e di ristorazione, aumentando di conseguenza le entrate da IVA. Uno studio dell’Agenzia delle Entrate suggerisce che il maggior gettito IVA potrebbe compensare il costo iniziale, trasformandosi in un vantaggio economico netto per le casse dello Stato nel medio-lungo termine. Inoltre, l’aumento dei consumi alimentari supporta la domanda interna e sostiene l’economia del settore della ristorazione.
La distinzione tra buoni pasto elettronici e cartacei
Una caratteristica importante della riforma è la differenziazione tra il trattamento fiscale dei buoni pasto elettronici e cartacei, una scelta coerente con le politiche di digitalizzazione del Paese.
Disparità di trattamento: 10 euro vs 4 euro
I buoni pasto in formato cartaceo rimangono bloccati al limite di 4 euro di esenzione giornaliera, senza alcun incremento previsto dalla legge di bilancio 2026. Al contrario, i buoni pasto in formato elettronico beneficiano dell’aumento fino a 10 euro, creando una disparità volutamente significativa. Questa scelta riflette una strategia di incentivazione della digitalizzazione nel sistema economico italiano. La differenza è notevole: un lavoratore che utilizza buoni cartacei conseguirà un beneficio annuale lordo massimo di 880 euro (4 euro × 220 giorni), mentre chi utilizza buoni elettronici avrà diritto a 2.200 euro. La disparità di 1.320 euro annui rappresenta un incentivo economico concreto a passare al formato digitale.
Vantaggi della digitalizzazione dal punto di vista amministrativo
Il formato elettronico dei buoni pasto offre vantaggi significativi in termini di gestione amministrativa e tracciabilità. I dati relativi all’utilizzo sono facilmente registrabili in forma digitale, facilitando il controllo da parte degli organi tributari e semplificando la gestione contabile per le aziende. Inoltre, i buoni pasto elettronici riducono i costi di gestione logistica e amministrativa per i fornitori, che non devono stampare, distribuire e ritirare fisicamente i titoli cartacei. La pandemia di COVID-19 ha accelerato questa transizione, con molte aziende che hanno incentivato l’utilizzo del formato digitale per motivi di sicurezza igienica.
La compatibilità con i sistemi di pagamento moderni
I buoni pasto elettronici si integrano facilmente con i sistemi di pagamento contactless e mobile, facilitando le transazioni presso gli esercizi convenzionati. Un lavoratore può cariccare il buono su una carta ricaricabile o su un’applicazione mobile, accedendo ai benefici senza la necessità di portare con sé titoli fisici. Questa comodità rende il formato elettronico intrinsecamente preferibile, un fatto che il legislatore ha riconosciuto attraverso il differenziale di esenzione fiscale.
Prospettive di implementazione e vantaggi per l’economia
La riforma dei buoni pasto a 10 euro rappresenta un intervento di politica economica che comporta effetti positivi su più livelli: il livello dei singoli lavoratori, quello delle aziende, quello degli esercizi commerciali e quello dell’economia generale.
Timing di implementazione: dal 2026 in poi
La nuova soglia di esenzione fiscale entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2026, una volta che la legge di bilancio avrà completato l’iter parlamentare e sarà stata promulgata dal Presidente della Repubblica. Il disegno di legge è stato approvato dal Governo il venerdì precedente la comunicazione al pubblico (a ottobre 2025) e dovrà seguire il normale percorso di discussione presso le commissioni del Senato e della Camera. Si prevede che la norma sarà definitivamente approvata nel corso del mese di dicembre 2025, in linea con i tempi tradizionali di approvazione della legge di bilancio.
Effetti attesi sui consumi e sulla domanda interna
L’aumento della soglia di esenzione dovrebbe stimolare la domanda interna di servizi alimentari e di ristorazione, specialmente nel segmento del “pranzo fuori” durante la pausa lavorativa. Un lavoratore che percepisce 500 euro annui in più sotto forma di buoni pasto avrà maggiore capacità di spesa in questo ambito, o potrà utilizzare parte della somma risparmiata in altre categorie di consumo. L’effetto moltiplicatore su 3,5 milioni di lavoratori è potenzialmente significativo: la somma totale di benefici potenziali raggiunge i 1,75 miliardi di euro annui (500 euro × 3,5 milioni di persone), una cifra che se effettivamente spesa nel sistema economico genera ulteriore crescita e occupazione nei settori interessati.
Benefici per gli esercizi convenzionati
I ristoranti, i bar e le gastronomie convenzionati beneficeranno direttamente da questa misura, poiché un aumento della soglia di esenzione incoraggia i lavoratori a consumare pasti presso questi esercizi. L’incremento potenziale della clientela rappresenta un beneficio significativo, specialmente per le piccole attività commerciali che dipendono dalla clientela locale e dai lavoratori che frequentano la zona durante la pausa pranzo. Inoltre, il passaggio al formato digitale facilita il flusso di cassa e la gestione amministrativa per questi esercizi.
Coerenza con le priorità europee di digitalizzazione
La scelta di favorire i buoni pasto elettronici rispetto a quelli cartacei si inserisce anche in un contesto europeo di promozione della digitalizzazione dei pagamenti e della riduzione della circolazione di contanti. La Commissione Europea incoraggia gli Stati membri a favorire forme di pagamento tracciabili e digitali, tanto per motivi di contrasto all’evasione fiscale quanto per questioni di sicurezza e efficienza economica. La riforma italiana si allinea a questa tendenza europea, utilizzando lo strumento fiscale per incentivare comportamenti economici desiderati dal punto di vista della modernizzazione del sistema.

