La recente apertura di Donald Trump alla possibile fornitura di missili Tomahawk Ucraina ha scatenato un acceso dibattito internazionale. Il presidente americano ha dichiarato di valutare l’invio di questi sistemi d’arma a lungo raggio a Kiev, ma secondo fonti russe si tratterebbe di un bluff strategico. Nel frattempo, l’Europa fatica a organizzare una difesa credibile, come emerge dalle difficoltà nel dispiegamento di sistemi anti-drone, rivelando una vulnerabilità che potrebbe compromettere la sicurezza continentale.
Donald Trump, nel corso di una conferenza stampa di metà ottobre 2025, ha lasciato aperta la possibilità di fornire all’Ucraina i missili cruise Tomahawk, tra i sistemi d’attacco più avanzati dell’arsenale americano. La dichiarazione è giunta alla vigilia di un incontro cruciale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, dove si sarebbe discusso non solo della fornitura di armamenti ma anche della cooperazione per la produzione di droni. Trump ha affermato: “Prenderò una decisione a riguardo”, mantenendo un tono volutamente ambiguo che lascia spazio a interpretazioni contrastanti.
Tuttavia, secondo Dmitry Suslov, consigliere di Putin intervistato dal Corriere della Sera il 16 ottobre 2025, queste promesse rappresenterebbero un bluff diplomatico piuttosto che un reale impegno militare. Suslov sostiene che Washington non fornirà mai tali sistemi a Kiev, e che l’annuncio serva principalmente come strumento di pressione negoziale nei confronti di Mosca.
La promessa di Trump sui missili Tomahawk Ucraina
Cosa sono i missili Tomahawk e perché cambiano gli equilibri
I missili cruise Tomahawk rappresentano uno dei sistemi d’arma più sofisticati della marina americana. Questi ordigni a lungo raggio possono colpire obiettivi a distanze superiori ai 1.600 chilometri con estrema precisione, utilizzando sistemi di guida GPS e di navigazione inerziale. La loro capacità di volo a bassa quota li rende difficili da intercettare per le difese aeree convenzionali, permettendo di colpire infrastrutture strategiche, centri di comando e depositi di munizioni in territorio nemico.
L’eventuale fornitura di Tomahawk all’Ucraina rappresenterebbe un salto qualitativo enorme nelle capacità offensive di Kiev. Attualmente, le forze ucraine dispongono principalmente di sistemi missilistici con gittate limitate, insufficienti per colpire le basi russe retrostanti o i centri logistici situati in profondità nel territorio nemico. I Tomahawk permetterebbero invece di minacciare direttamente obiettivi militari russi ben oltre la linea del fronte, modificando radicalmente le dinamiche del conflitto.
Le dichiarazioni di Trump di ottobre 2025
Il 13 ottobre 2025, Trump ha avvertito la Russia che potrebbe inviare all’Ucraina i missili Tomahawk a lungo raggio se Mosca non porrà fine alla guerra. Questa dichiarazione è stata interpretata come un ultimatum velato al Cremlino, inserito in una più ampia strategia negoziale che Trump sta cercando di implementare dopo i successi diplomatici a Gaza. Il presidente americano ha dichiarato di essere ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace tra Kiev e Mosca, suggerendo che l’ipotesi dei Tomahawk rappresenti più uno strumento di pressione che una decisione militare definitiva.
La tempistica delle dichiarazioni non è casuale. Arrivano infatti mentre l’Ucraina subisce attacchi massicci: nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2025, le forze russe hanno lanciato oltre 300 droni d’attacco e 37 missili contro infrastrutture energetiche e civili ucraine, colpendo le regioni di Vinnytsia, Sumy e Poltava. Zelensky ha denunciato questi attacchi come azioni deliberate contro il popolo ucraino, sottolineando l’urgenza di ottenere sistemi difensivi e offensivi più avanzati.
La reazione del Cremlino e le minacce di escalation
Il Cremlino ha reagito con durezza alle dichiarazioni di Trump, avvertendo di una “risposta estrema” qualora i Tomahawk venissero effettivamente consegnati all’Ucraina. Funzionari russi hanno sottolineato che la fornitura di tali sistemi rappresenterebbe un superamento delle linee rosse stabilite da Mosca, equiparabile a un coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto. Questa posizione riflette la preoccupazione russa per sistemi che potrebbero colpire obiettivi strategici in profondità nel territorio russo, incluse basi aeree, depositi di munizioni e centri di comando.
Il punto di vista russo: l’analisi di Dmitry Suslov
Chi è Dmitry Suslov e il suo ruolo nell’establishment russo
Dmitry Suslov è un consigliere influente di Vladimir Putin e rappresenta una voce autorevole nell’establishment russo. Le sue analisi vengono considerate rappresentative del pensiero strategico del Cremlino, anche quando non riflettono posizioni ufficiali. Nell’intervista al Corriere della Sera del 16 ottobre 2025, Suslov ha fornito un’interpretazione che mira a demistificare le minacce occidentali e a rassicurare l’opinione pubblica russa sulla capacità del paese di gestire la situazione militare.
La tesi del bluff secondo Mosca
Secondo Suslov, Trump sta semplicemente bluffando riguardo all’invio dei Tomahawk. Il consigliere di Putin sostiene che gli Stati Uniti non forniranno realmente questi sistemi avanzati all’Ucraina per diverse ragioni. In primo luogo, Washington teme le conseguenze strategiche di una escalation che potrebbe portare a uno scontro diretto con la Russia. In secondo luogo, esisterebbero preoccupazioni tecnologiche legate al rischio che tali sistemi cadano nelle mani russe, permettendo a Mosca di studiarne la tecnologia.
Suslov evidenzia inoltre che l’Europa non è preparata alla guerra, come dimostrano le difficoltà nell’organizzazione della difesa collettiva e nell’invio anche di sistemi più semplici come i droni. Questa impreparazione rappresenterebbe la prova che l’Occidente non ha la capacità né la volontà di sostenere efficacemente Kiev in un conflitto prolungato ad alta intensità. Secondo l’analisi russa, le dichiarazioni di Trump sarebbero quindi parte di una strategia di pressione diplomatica finalizzata a ottenere concessioni al tavolo negoziale, piuttosto che un reale impegno militare.
Le tensioni internazionali e l’equilibrio instabile
L’intervista di Suslov sottolinea come la situazione rimanga complessa e instabile, con strategie politiche incerte da entrambe le parti. Il consigliere russo ha messo in evidenza come le dichiarazioni occidentali spesso non corrispondano alle azioni concrete, creando un clima di incertezza strategica che complica la pianificazione militare e diplomatica. Questo equilibrio precario, secondo Mosca, offrirebbe alla Russia margini di manovra per continuare le operazioni militari senza temere un intervento occidentale massiccio.
L’impreparazione europea secondo il caso droni
Il sistema anti-drone della Nato e i ritardi strutturali
Il 16 ottobre 2025, l’Alta rappresentante dell’UE per la Politica estera, Kaja Kallas, ha presentato una Roadmap per la difesa 2030 che include un nuovo sistema anti-drone. Kallas ha dichiarato: “Oggi proponiamo un nuovo sistema anti-drone che sarà pienamente operativo entro la fine del 2027”. Questa tempistica rivela una preoccupante lentezza nella risposta europea alle minacce contemporanee. Mentre l’Ucraina subisce attacchi quotidiani con centinaia di droni, l’Europa pianifica sistemi difensivi che saranno operativi solo tra due anni.
Kallas ha sottolineato che “ogni Paese è a rischio” e che tutti gli Stati membri dovrebbero investire in sistemi anti-drone e capacità di colpire obiettivi terrestri. Tuttavia, questa consapevolezza non si è ancora tradotta in una risposta coordinata ed efficace. La frammentazione delle iniziative nazionali, i vincoli di bilancio e le divergenze politiche tra i membri dell’UE rallentano l’implementazione di una strategia difensiva comune.
Le carenze strutturali della difesa europea
Il caso dei droni illustra perfettamente le debolezze strutturali del sistema di difesa europeo. Nonostante anni di conflitto in Ucraina abbiano dimostrato l’importanza cruciale di questi sistemi, l’Europa fatica a organizzare forniture adeguate e tempestive. Le difficoltà riguardano sia la produzione industriale sia il coordinamento logistico necessario per trasferire equipaggiamenti militari in zone di conflitto.
L’industria europea della difesa non è ancora strutturata per operare in modalità di economia di guerra. Le capacità produttive rimangono limitate, i tempi di consegna lunghi e i costi elevati. Questa situazione contrasta drammaticamente con la capacità russa di produrre droni in grande quantità a costi contenuti, spesso utilizzando componenti commerciali facilmente reperibili. L’asimmetria nelle capacità produttive rappresenta un vantaggio strategico significativo per Mosca.
Le implicazioni politiche dell’impreparazione
L’impreparazione europea non è solo una questione tecnica o industriale, ma riflette anche divisioni politiche profonde. Alcuni Stati membri sono riluttanti ad aumentare significativamente la spesa militare, mentre altri temono che un maggiore coinvolgimento nel conflitto ucraino possa esporre i propri territori a ritorsioni russe. Questa mancanza di coesione indebolisce la credibilità delle minacce occidentali e riduce la capacità di esercitare pressione efficace su Mosca.
Le implicazioni strategiche per il conflitto ucraino
L’equilibrio instabile delle forze sul campo
Il conflitto ucraino si trova in una fase di stallo operativo caratterizzata da offensive limitate e guerre di logoramento. La Russia mantiene il controllo di circa il 20% del territorio ucraino, ma non ha la capacità di lanciare offensive su larga scala capaci di produrre sfondamenti decisivi. L’Ucraina, dal canto suo, dispone di forze motivate e ben addestrate ma soffre di carenze critiche in munizioni e sistemi avanzati che limitano la capacità di contrattacco.
L’eventuale fornitura di Tomahawk modificherebbe questo equilibrio permettendo a Kiev di colpire la logistica russa in profondità, interrompendo le linee di rifornimento e complicando la sostenibilità delle operazioni offensive russe. Tuttavia, come sottolinea Suslov, questa ipotesi rimane incerta e potrebbe non concretizzarsi mai. Nel frattempo, la Russia continua a sfruttare il proprio vantaggio quantitativo in droni e missili per logorare le infrastrutture ucraine.
Le prospettive di negoziato e le condizioni di pace
Trump ha dichiarato di essere ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace tra Kiev e Mosca, suggerendo che il successo diplomatico a Gaza possa essere replicato in Ucraina. Tuttavia, le posizioni delle parti rimangono radicalmente distanti. Kiev richiede il ritiro completo delle forze russe dai territori occupati, inclusa la Crimea, mentre Mosca pretende il riconoscimento delle annessioni e garanzie sulla neutralità ucraina.
Il ruolo dei Tomahawk in questo contesto negoziale è ambiguo. Da un lato, la minaccia della loro fornitura potrebbe spingere Mosca a moderare le pretese e accettare un compromesso. Dall’altro, potrebbe irrigidire le posizioni russe e provocare un’escalation militare prima che i negoziati prendano piede. Suslov sostiene che si tratti di un bluff proprio perché Washington è consapevole dei rischi inaccettabili associati a una vera escalation.
Gli scenari futuri e le incognite strategiche
Il futuro del conflitto dipende da molteplici fattori interconnessi: la capacità dell’Ucraina di sostenere lo sforzo bellico, la tenuta del consenso politico in Russia, l’evoluzione del supporto occidentale e le dinamiche geopolitiche globali. L’impreparazione europea costituisce un fattore di vulnerabilità che potrebbe incoraggiare Mosca a perseguire obiettivi massimalisti, confidando nell’incapacità occidentale di sostenere Kiev nel lungo periodo.
Al contempo, la determinazione ucraina rimane elevata nonostante le perdite e le distruzioni. Gli attacchi russi con 300 droni e 37 missili in una singola notte dimostrano l’intensità del conflitto ma anche la resilienza del popolo ucraino. La questione cruciale rimane se l’Occidente troverà la volontà politica e le risorse materiali per trasformare la retorica del sostegno a Kiev in capacità militari concrete e durature.
Le parole di Kallas sulla necessità che “ogni Stato membro investa” in difesa riflettono questa consapevolezza, ma la distanza tra annunci e implementazione resta preoccupante. Fino a quando l’Europa non colmerà questo divario, le tesi di Suslov sull’impreparazione occidentale continueranno a trovare conferme nella realtà, indebolendo la credibilità delle minacce occidentali e prolungando l’incertezza strategica che caratterizza questo conflitto devastante.




