Sistema Pavia, annullati i sequestri a Venditti e Mazza dal Tribunale del Riesame

Il Tribunale del Riesame di Brescia ha annullato il 7 novembre 2025 i decreti di perquisizione e sequestro eseguiti il 9 ottobre nei confronti dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e del pm Pietro Paolo Mazza, indagati per corruzione. I giudici hanno ordinato la restituzione di tutti i dispositivi elettronici sequestrati, anche se quella di Venditti rimane parziale per via di un’altra inchiesta parallela. La decisione rappresenta un nuovo colpo all’inchiesta della Procura di Brescia e conferma l’accoglimento dei ricorsi presentati dalle difese sulla base di vizi procedurali e mancanza di rilevanza penale.

L’annullamento del Tribunale del Riesame di Brescia

Il collegio dei giudici composto da Giovanni Pagliuca, Marina Cavalleri e Lorenzo Azzi ha accolto i ricorsi presentati dalle difese di Venditti e Mazza durante l’udienza di lunedì 3 novembre. La decisione di annullare i decreti di perquisizione e sequestro rappresenta una vittoria procedurale significativa per i due magistrati indagati, che vedono riconosciuti i vizi formali e sostanziali dei provvedimenti emessi dalla Procura di Brescia. Il Tribunale ha ordinato al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia (Gico) la restituzione immediata di tutti i beni sequestrati, compresi pc, telefoni cellulari, schede di memoria, hard disk e i dati già estrapolati durante le consulenze tecniche.

Questa non è la prima volta che il Riesame dichiara nulli i provvedimenti della procura bresciana riguardanti questa inchiesta. In precedenza, il tribunale aveva già annullato una prima ordinanza, dopodiché la procura aveva insistito ottenendo un nuovo decreto. Questa volta, però, la decisione è ancora più rilevante perché ordina l’immediata restituzione di tutti i dati, non soltanto dei dispositivi fisici, complicando ulteriormente la prosecuzione dell’inchiesta.

Il Sistema Pavia e le accuse di corruzione

L’inchiesta denominata “Sistema Pavia”, nota anche come “Clean 3”, rappresenta un’indagine complessa che riguarda presunte irregolarità nella gestione della Procura di Pavia. Le accuse mosse contro Venditti e Mazza includono corruzione e peculato, specificamente legati a presunti favori e utilità ricevuti dai due magistrati attraverso pranzi di lusso e prezzi di favore accordati in cambio di decisioni favorevoli nella gestione dei procedimenti penali.

Il caso si intreccia con il celebre omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, per il quale le accuse coinvolgono anche il padre di Andrea Sempio. Secondo le ricostruzioni dell’inchiesta, Venditti avrebbe scagionato il figlio, Andrea Sempio, dal primo carico del 2017 in cambio di soldi e utilità, dimostrando come la corruzione in atti giudiziari sia stata uno strumento sistematico di interferenza nella gestione della procura pavese durante il periodo in cui Venditti ne era titolare.

Le motivazioni della difesa e i vizi procedurali

Gli avvocati difensori hanno presentato ricorsi articolati nei quali hanno evidenziato gravi carenze nei decreti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura di Brescia. L’avvocato Massimo Dinoia, difensore di Pietro Paolo Mazza, ha sostenuto che la procura avrebbe impiegato termini «privi di attinenza con le ipotesi di reato contestate», utilizzando motivazioni che in teoria sarebbero finalizzate a ricercare spunti investigativi ma che non avevano alcun collegamento concreto con le condotte specifiche di corruzione e peculato.

La difesa ha inoltre sottolineato l’assenza di proporzionalità e pertinenza nei decreti, chiedendo l’annullamento per vizio di motivazione e difetto di rilevanza penale delle condotte ipotizzate. Questo argomento è risultato decisivo: il Tribunale del Riesame ha ritenuto fondate le osservazioni dei difensori, riconoscendo che i provvedimenti carecavano della dovuta precisione e collegamento tra i reati contestati e i mezzi di investigazione utilizzati.

Il trattamento differenziato fra Venditti e Mazza

La restituzione dei dispositivi sequestrati avviene con modalità differenziate per i due magistrati. Mentre a Pietro Paolo Mazza vengono restituiti integralmente tutti i beni sequestrati (telefoni, pc e altri dispositivi), per Mario Venditti la situazione rimane più complessa. I dispositivi di Venditti rimangono sotto sequestro per via di un’altra inchiesta parallela che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari insieme al padre di Andrea Sempio, nell’ambito della quale il Tribunale del Riesame aveva già annullato un primo sequestro circa un mese prima.

La procura ha però disposto un secondo decreto di sequestro con motivazioni più estese per tentare di superare i vizi della prima ordinanza. Su questo secondo sequestro è pendente un ricorso da parte dell’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, e si attende una terza pronuncia del Riesame. Questa situazione crea una complicazione particolare: sebbene il Riesame abbia annullato i sequestri nel procedimento “Sistema Pavia”, Venditti non potrà recuperare i suoi dispositivi fino a quando non sarà risolta la questione relativa all’altra inchiesta.

Gli impatti sull’inchiesta della Procura di Brescia

L’annullamento rappresenta un ostacolo significativo per l’inchiesta della Procura di Brescia, che vede compromessi i propri sforzi investigativi. La pm Claudia Moregola e il Procuratore Francesco Prete avevano disposto i decreti di perquisizione e sequestro con l’obiettivo di acquisire prove digitali rilevanti, ma il Riesame ha ritenuto questi provvedimenti affetti da vizi procedurali. Le motivazioni complete della decisione saranno rese note entro 15 giorni, momento in cui emerge se vi siano ulteriori criticità nel procedimento.

Questa non è la prima volta che la Procura di Brescia incontra difficoltà nel proseguire l’inchiesta. La persistente annullazione dei provvedimenti da parte del Riesame suggerisce che vi possano essere problemi strutturali nella costruzione dell’inchiesta o nella formulazione dei decreti. La procura avrà ora il compito di valutare se proseguire diversamente oppure se il procedimento abbia raggiunto punti critici di difficile superamento.

Gli sviluppi futuri e le questioni ancora pendenti

La vicenda è destinata a proseguire su più fronti. Il ricorso di Venditti sul sequestro nel caso Garlasco è ancora in attesa di udienza davanti al Riesame, e questa pronuncia potrebbe avere implicazioni rilevanti per la restituzione dei dispositivi dell’ex procuratore. Inoltre, la necessità da parte della procura di riformulare gli atti investigativi con maggiore precisione potrebbe allungare significativamente i tempi dell’inchiesta.

Anche da un punto di vista più ampio, questi sviluppi processuali sollevano interrogativi sulla solidità dell’inchiesta nel complesso e sulla capacità della Procura di Brescia di sostenere le accuse di corruzione attraverso prove concrete. La restituzione dei dati estrapolati dai dispositivi rappresenta inoltre una complicazione ulteriore, poiché consente ai difensori di verificare quale informazione è stata acquisita e su quali basi.

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