Mauro Coruzzi, conosciuto al grande pubblico come Platinette, è tornato a raccontarsi dopo una delle esperienze più difficili della sua vita. Il noto conduttore radiofonico e televisivo ha affrontato due ictus devastanti in breve tempo: il primo ictus ischemico nel marzo 2023, che gli ha compromesso il linguaggio e le capacità motorie, e il secondo ictus emorragico nel febbraio 2025, che ha colpito il lobo frontale con conseguenze ancora più gravi. Oggi, grazie a un impegnativo percorso riabilitativo seguito anche dalla trasmissione televisiva “Le Iene”, Coruzzi continua il suo cammino di recupero, mantenendo intatta la sua caratteristica ironia. Platinette si definisce un “miracolato” per essere sopravvissuto a entrambi gli eventi e per la determinazione nel riprendere il controllo del suo corpo e della sua voce.
Chi è Platinette: la storia di un personaggio iconico
Dagli esordi alla fama televisiva
Mauro Coruzzi ha costruito una carriera straordinaria che abbraccia più di cinquant’anni nel mondo dello spettacolo, della televisione e della radio. Il suo alter ego artistico, Platinette, è diventato sinonimo di ironia, provocazione e sincerità brutale nelle trasmissioni televisive italiane. La sua capacità di intrattenere il pubblico con battute taglienti e un umorismo sempre fresco lo ha reso uno dei personaggi più riconoscibili del panorama mediale italiano. Coruzzi ha saputo reinventarsi continuamente nel corso dei decenni, passando da format teatrali a ruoli di opinionista televisivo, mantenendo sempre quella energia contagiosa che caratterizza il suo stile.
Lo stile di vita prima della malattia
Prima dei ictus, Coruzzi ha condotto una vita caratterizzata da eccessi e piaceri materiali. Lo stesso conduttore ha ammesso pubblicamente che pesava 180 chilogrammi, mangiando abitualmente mezzo chilo di pasta al giorno accompagnato da una bottiglia intera di bevande gassate ad alto contenuto di zuccheri. Questo stile alimentare sregolato, associato ai fattori di rischio non modificabili come l’avanzare dell’età (aveva 68 anni al primo ictus), ha creato le condizioni ideali per l’insorgenza di problemi cardiovascolari. Nonostante il successo professionale, Coruzzi ha speso in modo sconsiderato i guadagni accumulati nei decenni, senza risparmiare per il futuro, un atteggiamento che oggi riflette con una certa nostalgia e accettazione.
I due ictus: quando la salute crolla improvvisamente
Il primo ictus ischemico del 2023
Nel marzo 2023, Mauro Coruzzi è stato colpito da un ictus ischemico, un evento che rappresenta l’interruzione del flusso sanguigno al cervello causato da un coagulo. L’impatto immediato è stato devastante: ha perso gran parte della capacità di parlare e ha subito limitazioni significative alle capacità motorie. Le settimane successive sono state dedicate a un intenso percorso riabilitativo presso l’ospedale Niguarda di Milano, dove neurologi e specialisti hanno iniziato il lavoro per recuperare le funzioni compromesse. Durante questo primo ricovero, Coruzzi si è sottoposto a fisioterapia intensiva e logopedia, lentamente riconquistando il controllo del corpo. Questo primo episodio gli ha insegnato l’importanza della determinazione e della speranza: ha perso ben 40 chilogrammi durante il primo anno di riabilitazione, trasformando profondamente il suo stile di vita.
Il secondo ictus emorragico del 2025
Quando sembrava che Coruzzi stesse uscendo dalla difficile situazione, il secondo ictus emorragico lo ha colpito a febbraio 2025, questa volta con conseguenze ancora più gravi. A differenza del primo evento ischemico, questo ictus ha comportato un’emorragia nel tessuto cerebrale, in particolare nel lobo frontale, area cruciale per il linguaggio e il controllo motorio. Coruzzi descrive il momento con lucidità straziante: le sue gambe hanno ceduto completamente, è caduto a terra colpendosi alla testa, e ha trascorso ore immobilizzato senza poter chiedere aiuto. Solo grazie all’intervento tempestivo della sua collaboratrice domestica, che lo ha trovato e ha immediatamente contattato i soccorsi, è stato possibile portarlo in ospedale. Lo stesso Coruzzi ha affermato che “se non ci fosse stata lei, probabilmente non sarei qui”, riconoscendo quanto il caso e la fortuna abbiano giocato un ruolo fondamentale nella sua sopravvivenza.
Platinette e il percorso di rinascita dopo l’ictus
La riabilitazione intensiva e il lavoro quotidiano
Platinette e il percorso di rinascita dopo l’ictus rappresenta oggi la sfida principale della sua esistenza. Coruzzi si sottopone quotidianamente a sedute di fisioterapia e logopedia, lavori estenuanti che mirano a ripristinare le connessioni neurali danneggiate. I neurologi lo hanno informato che il cervello conserva una straordinaria plasticità: nuovi percorsi neurali possono formarsi e compensare le aree danneggiate, purché il paziente persista nel training riabilitativo. Le sedute di logopedia sono particolarmente impegnative, poiché Coruzzi deve imparare nuovamente a pronunciare parole, frasi intere e a controllare i muscoli responsabili della fonazione. Allo stesso modo, la fisioterapia richiede ore di esercizi per riguadagnare il controllo motorio, il bilanciamento e la coordinazione.
L’impatto della trasmissione televisiva “Le Iene” nel processo di guarigione
La decisione di Coruzzi di aparire nella trasmissione televisiva “Le Iene” su Italia 1 ha rappresentato un momento cruciale nel suo percorso di recupero. Il programma ha documentato con sensibilità il suo cammino riabilitativo, mostrando le sedute di fisioterapia e logopedia, oltre a interviste con gli specialisti che lo seguono. Questo pubblico riconoscimento della sua lotta ha avuto un effetto psicologico positivo: Coruzzi ha sentito di non essere solo e ha potuto condividere il messaggio di speranza con milioni di spettatori. La trasmissione ha anche inquadrato neurologi e terapisti che hanno spiegato scientificamente i meccanismi dell’ictus e le possibilità di recupero, educando il pubblico su questa patologia spesso sottovalutata.
I progressi e la speranza nel ritorno alla normalità
Nonostante le difficoltà enormi, Coruzzi registra progressi costanti nel recupero delle funzioni perse. La neurologa che lo segue ha affermato durante l’intervista televisiva che “può tornare come prima”, una dichiarazione che rappresenta il fondamento della speranza di Coruzzi. Il conduttore stesso ha ammesso di sentire miglioramenti settimana dopo settimana: il controllo della voce migliora gradualmente, i movimenti diventano più fluidi, e la memoria ripescatore. Coruzzi si descrive come “un neonato”, una metafora potente che evidenzia come debba riprendere da zero molte abilità fondamentali. Tuttavia, proprio questa metafora trasmette anche il suo ottimismo: come i bambini imparano velocemente, così il suo cervello adatto dalla neuroplasticità sta riaprendendo nuovi sentieri neuronali. Prende regolarmente parecchi farmaci per prevenire ulteriori episodi e per supportare il processo riabilitativo, manifestando consapevolezza riguardo alla severità della sua condizione.
Vita dopo cinquant’anni di carriera: pensione, rimpianti e accettazione
La pensione e la gestione del patrimonio economico
Dopo una carriera lunga più di mezzo secolo nel mondo dello spettacolo, Mauro Coruzzi oggi vive principalmente con la pensione. Una rivelazione sorprendente, considerando il successo televisivo che ha goduto negli anni ottanta, novanta e duemila, è che il conduttore ha speso tutto ciò che ha guadagnato senza accantonare risorse significative per il futuro. Coruzzi ha dichiarato senza pentimento che questa scelta riflette la sua filosofia di vita edonistica e senza rimpianti: preferiva vivere pienamente ogni giorno piuttosto che sacrificare il presente per un futuro incerto. Questa mentalità, sebbene abbia privato il conduttore di una situazione economica più agiata nella terza età, rappresenta anche una dichiarazione di valori personali authentici.
Questioni di eredità e il testamento
In vista della gravità del suo stato di salute, Coruzzi ha affrontato questioni profonde riguardanti la morte e l’eredità personale. Non essendo credente, il conduttore ha esplicitamente richiesto di essere cremato, una scelta che riflette il suo approccio laico e pragmatico alla conclusione della vita. Ha inoltre compilato un testamento subito dopo il primo ictus, un atto che rappresenta una presa di coscienza della fragilità umana. Nonostante questi atti amministrativi rimarchevoli per la loro consapevolezza, Coruzzi non ha mai trasmesso un senso di rassegnazione; al contrario, la sua meticolosa preparazione al peggio lo ha liberato per concentrarsi completamente sulla lotta per il recupero e la rinascita.
Il messaggio di speranza di un miracolato
L’ironia come arma di resilienza
Platinette ha mantenuto intatta la sua caratteristica ironia anche nei momenti più difficili della malattia. Durante il ricovero ospedaliero, ha pubblicato video sui social media in cui affermava scherzosamente che l’ictus fosse “un volere divino” per tenerlo lontano dal Festival di Sanremo. Questa capacità di ridere di sé stesso e della situazione avversa rappresenta un meccanismo di resilienza psicologica fondamentale: l’umorismo aiuta a elaborare il trauma e a mantenersi emotivamente ancorati alla speranza. Coruzzi ha sempre sostenuto che il pubblico non deve permettere che gli sia strappata via la speranza, un messaggio universale che travalica la sua esperienza personale.
La lezione sulla vita e il significato della sopravvivenza
Coruzzi ha riflettuto profondamente sul significato della sua sopravvivenza ai due ictus, descrivendo sé stesso non semplicemente come un fortunato, ma come un “miracolato”. Questa distinzione semantica è importante: un fortunato è colui al quale accade qualcosa di positivo per caso, mentre un miracolato è colui che sfugge a una sorte quasi certa di morte. La sua esperienza lo ha portato a valorizzare ogni piccolo progresso nel recupero, dalle prime parole pronunciate con difficoltà al ripristino graduale della mobilità. Il suo cervello, che Coruzzi descrive con autoironia come “emmental” perché attraversato da buchi simili al celebre formaggio, continua tuttavia a sorprenderlo con capacità residue di compensazione e adattamento. Questo messaggio risuona profondamente con chiunque abbia affrontato malattie gravi: il corpo umano possiede risorse di guarigione straordinaria quando supportato dalla volontà di vivere e dalla perseveranza nel lavoro riabilitativo quotidiano.




