Molfetta, 13 consiglieri si dimettono: decade il sindaco Minervini

Il 16 ottobre 2025 ha segnato una svolta drammatica nella storia amministrativa di Molfetta, comune pugliese di oltre 58.000 abitanti situato nella provincia di Bari. In quella data, tredici consiglieri comunali, appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione, hanno rassegnato le dimissioni in blocco, determinando la caduta dell’amministrazione guidata dal sindaco Tommaso Minervini. Questa decisione ha posto fine a una consigliatura già compromessa da mesi di instabilità politica e da gravi vicende giudiziarie che avevano paralizzato l’attività amministrativa.

Le dimissioni contestuali di tredici consiglieri comunali hanno fatto venire meno il quorum strutturale necessario per il funzionamento del Consiglio comunale, decretando automaticamente la decadenza del sindaco e della giunta. Il prefetto di Bari Francesco Russo ha successivamente nominato Armando Gradone come commissario prefettizio, incaricato di gestire l’ente fino alle elezioni anticipate previste per la primavera del 2026.

La crisi politica che ha portato alle dimissioni

La situazione di Molfetta era giunta a un punto di non ritorno dopo mesi di crescente tensione istituzionale. L’amministrazione Minervini, eletta nel giugno 2022 per il secondo mandato alla guida di una coalizione civica trasversale, aveva mostrato evidenti segni di fragilità strutturale già dai primi mesi del 2025.

L’arresto del sindaco e la sospensione dalle funzioni

Il 6 giugno 2025 rappresenta la data spartiacque di questa crisi. In quella giornata, il sindaco Tommaso Minervini venne arrestato nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura di Trani. Le accuse a suo carico riguardavano presunti episodi di peculato, turbativa d’asta e falso. Il primo cittadino venne inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari, misura successivamente attenuata con il divieto di avvicinamento agli uffici comunali.

Questa vicenda giudiziaria aveva di fatto paralizzato l’azione di governo cittadino, minando la credibilità dell’amministrazione e alimentando un clima di sfiducia crescente tra i cittadini e all’interno dello stesso Consiglio comunale.

La gestione affidata al vicesindaco Piergiovanni

Dal momento della sospensione di Minervini, le funzioni di sindaco erano state assunte dal vicesindaco Nicola Piergiovanni, che per oltre quattro mesi aveva tentato di mantenere in piedi una maggioranza sempre più fragile. Piergiovanni si era trovato a gestire un contesto politico deteriorato, caratterizzato da continui distinguo, defezioni e dalla crescente pressione dell’opposizione che chiedeva elezioni anticipate.

La gestione provvisoria aveva permesso di garantire l’ordinaria amministrazione, ma aveva evidenziato l’impossibilità di avviare progetti significativi o di affrontare le questioni strategiche per il futuro della città in un clima di così profonda incertezza istituzionale.

Le dimissioni dei 13 consiglieri comunali a Molfetta

La sera del 16 ottobre 2025, tredici consiglieri comunali si sono presentati al protocollo del Comune per formalizzare le proprie dimissioni contestuali. Questo atto politico ha determinato lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, poiché il numero dei dimissionari ha superato la soglia critica necessaria per far venire meno il quorum strutturale dell’assemblea.

La composizione del gruppo dei dimissionari

L’aspetto più significativo di questa vicenda riguarda la composizione trasversale del gruppo di consiglieri dimissionari. A rendere possibile la caduta dell’amministrazione non sono state solo le dimissioni dei dieci consiglieri di opposizione, ma soprattutto quelle di tre rappresentanti della maggioranza: Robert Amato, Maridda Poli e Antonia Crocifero. Questa defezione dal fronte governativo ha reso inevitabile il collasso dell’amministrazione.

I nomi completi dei dimissionari includono: Annamaria Gagliardi, Felice Spaccavento, Girolamo Lanza, Giovanni Infante, Domenico Gagliardi, Gabriella Azzollini, Alberto d’Amato, Pietro Mastropasqua, Mauro Binetti, Ippolita Germinario, oltre ai già citati tre esponenti della maggioranza.

Le motivazioni politiche dietro le dimissioni

Le dimissioni rappresentano un atto di responsabilità politica da parte di forze di diverso orientamento, unite dalla consapevolezza che proseguire con un’amministrazione delegittimata sul piano giudiziario e paralizzata sul piano operativo non sarebbe stato nell’interesse della città. La decisione è maturata dopo settimane di confronti e riflessioni, con la consapevolezza che solo un commissariamento seguito da nuove elezioni avrebbe potuto restituire a Molfetta una guida politica legittimata e operativa.

La formalizzazione e gli effetti immediati

Il segretario generale del Comune, Ernesto Lozzi, ha ricevuto le dimissioni e ne ha comunicato immediatamente gli effetti al vicesindaco Piergiovanni. Dal punto di vista giuridico, secondo quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, le dimissioni contestuali di almeno metà più uno dei consiglieri comportano lo scioglimento automatico del Consiglio comunale e la conseguente decadenza di sindaco e giunta.

Il commissariamento e Armando Gradone

Il 20 ottobre 2025, a soli quattro giorni dalle dimissioni, il prefetto di Bari Francesco Russo ha emanato il provvedimento di commissariamento, nominando Armando Gradone come commissario prefettizio per la gestione provvisoria dell’ente. Contestualmente, ha disposto la sospensione formale del Consiglio comunale.

Il profilo del commissario

Armando Gradone è un prefetto a riposo con una lunga carriera nell’amministrazione dello Stato. Fino a febbraio 2025 aveva ricoperto il ruolo di prefetto di Perugia, incarico dal quale si era congedato prima di raggiungere il termine per limiti di età. La sua nomina rappresenta una scelta di garanzia, affidata a un funzionario esperto nella gestione di situazioni complesse e nella mediazione istituzionale.

Il commissario ha il compito di assicurare la continuità amministrativa, gestendo gli affari correnti e garantendo l’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini. Non può tuttavia assumere decisioni di carattere politico o avviare progetti che esulino dalla gestione ordinaria, competenze che spetteranno alla nuova amministrazione eletta.

I poteri e i limiti del commissariamento

Il commissariamento rappresenta una forma di amministrazione straordinaria prevista dalla legge per garantire il funzionamento degli enti locali in situazioni di emergenza istituzionale. Gradone avrà il compito di approvare il bilancio, gestire il personale, garantire l’erogazione dei servizi pubblici e mantenere i rapporti con gli altri enti territoriali e con lo Stato.

Tuttavia, le sue prerogative sono limitate alla gestione ordinaria: non potrà assumere decisioni che impegnino l’ente oltre la durata del suo mandato o che comportino scelte di carattere strategico-politico. Ogni atto dovrà essere improntato alla massima prudenza e alla tutela dell’interesse pubblico, in attesa che i cittadini possano esprimersi nuovamente attraverso il voto.

Le conseguenze per la città

Il commissariamento di Molfetta ha conseguenze significative per la vita amministrativa e politica della città. Per diversi mesi, i cittadini si troveranno senza una rappresentanza politica eletta, con inevitabili rallentamenti nella capacità di risposta alle esigenze del territorio.

I progetti in sospeso e la gestione ordinaria

Numerosi progetti e iniziative avviati dall’amministrazione Minervini rimarranno in stand-by fino all’insediamento della nuova giunta. Il commissario potrà garantire solo la prosecuzione delle attività già avviate e la gestione delle emergenze, ma non potrà dare impulso a nuove iniziative o assumere impegni di spesa significativi per il futuro.

Questa situazione di stallo potrebbe comportare ritardi nell’utilizzo di fondi europei, nel completamento di opere pubbliche e nella risposta a bisogni emergenti della cittadinanza. La macchina amministrativa continuerà a funzionare, ma con ritmi ridotti e senza la spinta propulsiva che solo una guida politica legittimata può garantire.

Il dibattito politico verso le nuove elezioni

Il commissariamento ha aperto una fase di riflessione profonda all’interno delle forze politiche locali. La caduta dell’amministrazione Minervini ha evidenziato i limiti delle coalizioni civiche troppo eterogenee e la necessità di costruire maggioranze più coese e programmatiche.

Nei prossimi mesi, i partiti e i movimenti civici dovranno confrontarsi sulla scelta dei candidati e sulla definizione di programmi credibili, capaci di rispondere alle aspettative di una cittadinanza delusa e in cerca di stabilità e buon governo.

Verso le elezioni anticipate

Le elezioni anticipate a Molfetta sono previste per la primavera del 2026. Questa finestra temporale permetterà alle forze politiche di riorganizzarsi e ai cittadini di riflettere sulle scelte da compiere per il futuro della loro città.

La riorganizzazione delle forze politiche

Le formazioni politiche e civiche stanno già lavorando alla definizione delle alleanze e dei programmi per la prossima competizione elettorale. L’esperienza fallimentare dell’amministrazione Minervini ha imposto una riflessione sulla necessità di costruire coalizioni più omogenee, fondate su valori e programmi condivisi piuttosto che su aggregazioni di opportunità.

Particolare attenzione sarà dedicata alla selezione dei candidati sindaci, che dovranno presentare credenziali solide sia sul piano dell’integrità personale che delle competenze amministrative, per rassicurare un elettorato sfiduciato e in cerca di garanzie.

Le sfide per il futuro della città

Il nuovo sindaco e la nuova amministrazione che emergeranno dalle urne si troveranno ad affrontare sfide complesse. Oltre a dover ristabilire la fiducia tra istituzioni e cittadini, dovranno gestire i ritardi accumulati durante i mesi di commissariamento e dare risposte concrete su temi cruciali come lo sviluppo economico, la rigenerazione urbana, i servizi sociali e la sostenibilità ambientale.

La vicenda di Molfetta rappresenta un monito per tutte le amministrazioni locali: la politica richiede non solo visione e capacità di governo, ma anche e soprattutto integrità morale e rispetto delle regole. Solo su queste basi è possibile costruire una democrazia locale sana e al servizio dei cittadini.

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